
Allora, nel governo Monti ci sono 3 donne e 14 uomini. Ho sentito gente plaudire al numero e alla qualità delle donne nel suddetto Governo in carica. Sti cazzi. E’ come dire che X Factor è un successo perché fa il 2% quando fino all’ anno scorso arrivava al 15-20% di share, idem per Santoro che ora fa a malapena l’ 8% e l’ anno scorso faceva il 25%. Poi potete dirmi che la Rai non è Sky e nemmeno Telenorba o Telelombardia, ma il risultato non cambia. Non sono grandi numeri questi, né per Monti, né per X Factor, né per Santoro. Parlo di quantità, non di qualità, sia chiaro, anche se. Comunque. Parliamo delle quote rosa. Di nuovo. Quanto sento la parola “rosa”, mi viene in mente subito l’ incipit della requisitoria finale dell’ Avv. Difensore di Rosa Bazzi e di Olindo Romano, che vado a citare a memoria: “Lui è Olindo Romano, lei è Rosa Bazzi, la sua sposa, Rosa sopra ogni cosa”. Meglio del Cavalcanti. Qui si deve chinare il capo e lasciare il passo al dolce stilnovo post-moderno. Il “Se non ora, quando?” può essere frutto solo di autori minori, tipo gli Scapigliati, quelli che tutti si dimenticano di studiare, con tutto il rispetto per Cletto Arrighi eh. Ma dicevamo, queste quote rosa antico. Il caso eclatante lo sapete tutti qual è. Chi è la pietra dello scandalo. E che pietra, mi viene da dire. “Nei paesi politicamente instabili diventa sempre più comune investire denaro nell’acquisto di brillanti: il loro grande valore e le piccole dimensioni ne fanno una comoda riserva in caso di necessità.” (Ronald Schiller)

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Che in Italia il problema delle raccomandazioni sia un problema, lo sappiamo tutti. Bravi tutti allora. Ma la maggior parte altresì erroneamente crede che si tratti di un problema ontologico, la raccomandazione in sé e per sé, invece il fuoco del problema è ben diverso: il Cognome. Già. Dal momento che la forma dovrebbe essere uguale al contenuto, i raccomandati non possono che essere della stessa levatura del raccomandante, di solito mamma e papà. Ed è qui che casca l’ asino. E a volte l’ asino muore. Oggi sarò breve perché devo pulire la cucina, passare la cera sui pavimenti, stendere, andare a bruciare carboidrati, fare la spesa e alzare il mio livello di rancore oltre la soglia di intollerabilità, quella in cui non rispondi al telefono, mandi affanculo chiunque e ti ritrovi senza nemmeno più gli amici. Ma dicevamo. Il Cognome. Ma che cazzo di cognome è da portare avanti il cognome Veltroni, il cognome D’ Alema, il cognome Ercolani/ Rondolino sotto copertura, e mi fermo a questa mediocrità perché non ho nemmeno voglia di andare avanti?
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I vecchi merletti ce li ho messi io, il veleno la televisione. E quando parlo di veleno intendo arsenico, curaro, sincurarina e cianuro. Ma facciamo un passo indietro, come direbbe Gigi Bersani. Di nuovo. Ma tant’ è. Dicevamo. Tutte le persone che mi conoscono conoscono anche le mie tre grandi perversioni: la Hollywood Babilonia, la Cronaca Nera e la Signora Maria De Filippi. E fin qui tutto bene. “E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e a essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.” (David Foster Wallace). Appunto. La Cronaca Nera, gli Scandali del Sunset Bouleard ed il Trono blu. Dicevamo dunque, ora che mi sono data un tono con una citazioncina da Foster Wallace, delle mie perversioni (intanto c’è il Trono Over dove i vecchi ballano “Careless whisper” ed il signor Giuliano fa sempre la sua ottima figura sui lenti degli Wham), e vorrei rendervi partecipi di quella riguardante la cronaca nera, che questo fine settimana mi ha creato non pochi danni. Premessa: io soffro d’ insonnia. Il Minias non fa più effetto. Fottuta. L’ unico vero rimedio alla mia insonnia, dopo anni di tentativi, è guardare ogni notte una replica sulla FastwebTv di una puntata di “Un giorno in pretura”, sempre la stessa, che poi è divisa in tre parti: il processo a Tiziana Deserto. Guardarlo mi dà un senso di sollievo, in quanto essere questa una delle storie più brutali di nera avvenute in Italia negli ultimi 20 anni. In breve: Tiziana Deserto è imputata per concorso anomalo in omicidio e violenze, madre di Maria Geusa, la vittima, sua figlia, anni 3, morta perché le violenze sessuali perpetrate dall’ amante di lei, Giorgio Giorni, le hanno causato la rottura dell’ ansa intestinale, coma, morte cerebrale, decesso. Gli inquirenti ritengono che lei l’ abbia venduta al suo assassino in cambio di coccole e attenzioni. Ineccepibile, come sempre, Nostra Signora del Giallo Franca Leosini che le dedica una splendida puntata di “Storie Maledette”. Su questo torneremo più avanti, cioè sulle coccole e attenzioni.

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